Banda Bassotti - "Amore e odio"
Operai edili, musicisti, militanti internazionalisti, compagni di birre e di strada, una famiglia allargata che in furgone si è fatta migliaia di km su e giù per l’Italia. È questo, e molto altro, la Banda Bassotti, oggi tornata con un buon disco a rallegrare i molti fan del loro combat rock. È ancora "Giunti, tubi, palanche e ska", come recita il loro strepitoso inno in levare: e dai solchi di questo lavoro ancora una volta si sprigiona tutta la vitalità di una band "vera", che non gioca coi cliché e le pose da rockstar, perché alla mattina se ne deve andare in cantiere a lavorare. Ma solo perché Sigaro e compagni sono muratori non aspettatevi un disco "amatoriale": la Banda ormai è maturata. Notevole la registrazione e anche l’esecuzione tecnica di questo "Amore e odio". In primo piano la potente sezione ritmica che con i fiati è il punto di forza del gruppo. Spiccano gli arrangiamenti molto curati (già annunciati dal precedente bellissimo "Asì es mi vida") e valorizzati dalla supervisione in studio del tecnico del suono Kaki Arkarazo, capace di portare in evidenza anche le sferraglianti chitarre elettriche. La miscela di ska, Oi! e versi incendiari è la solita (la title track, l’iniziale "Juri Gagarin" e "Ci sei" tra gli episodi migliori). Ma il vero colpo arriva in fondo: una bellissima "La classe ouvriere", che odora di vecchia banlieu parigina ai tempi del Fronte popolare. Da sola vale il disco. Da segnalare "Quanta terra nelle mani", scritta assieme all’attore Valerio Mastrandrea.