The Who - "Then and now, 1964 - 2004"
Gli Who sono gli Who da 40 anni. Nel frattempo hanno perso per strada il miglior batterista del mondo (Keith Moon, 1978) e il miglior bassista del mondo (John Entwistle, 2002), rispettivamente per folle autodistruzione e malattia. E quindi parliamo - oggi - di reduci, di naufraghi, di scampati (anche ai danni giudiziari, come nel caso di Pete Townsend). Ma i titoli che sono presenti in questa collezione si riferiscono in gran parte agli anni in cui gli Who erano il più devastante e rumoroso set dal vivo del rock circus, una tempesta sonora che offriva ai fans potenza, chitarre sfasciate, amplificatori rovesciati, batterie sfondate. L’urlo disperato della ribellione giovanile, dei ragazzi abbandonati nella teenage wasteland che si nutriva di quegli eccessi (scazzottate, hotel fatti a pezzi in ogni tour, auto lanciate in piscina, droghe e alcol a fiumi) che poi replicavano in piccolo nei weekend in Lambretta a Brighton. Gli Who degli anni ’60 e primi '70 sono stati più di una fantastica macchina da rock’n’roll: sono stati una bandiera. Quindi quello che trovate qui sono 18 classici che per tre generazioni di fan rappresentano il maximum r’n’b, la colonna sonora di una vita. Trattate con cura "I Can't explain", "My generation", "Substitute", "5:15", "Summertime blues" e le altre testimonianze dell’enorme talento di Pete Townsend, l’uomo che ha inventato la schitarrata a mulino, e che invece dei pallosi assoli sapeva conquistare i fan con cinque power chords sparati dalla sua Gibson, subito schiantata poco dopo. Gli inediti: "Real good looking boy" cita Elvis (con musica iniziale e testo finale da "Can’t help falling in love"), mentre "Old red wine" è dedicata a John Entwistle, il "tranquillo" compagno di tante follie. Disco imperdibile, se non avete - e la cosa sembra un po’ bizzarra - tutto il meglio dei quattro kids di "Tommy" e "Quadrophenia".