Green Day - "American Idiot"
A ben pensarci, George W. Bush un paio di miracoli li ha fatti. In campo musicale ha risvegliato in tante rockstar - di solito prudenti e molto misurate a esporsi in politica - la voglia di battersi in prima linea e a viso aperto contro la sua rielezione (vedi Springsteen, Pearl Jam, R.E.M. e compagni in tour negli Usa in questi giorni di campagna elettorale). Nello stesso campo dei miracoli rientra questo "American Idiot", ottima prova di una punk band che una volta era simpaticamente caciarona e spensierata, ma che oggi si scopre matura e "impegnata", naturalmente contro George Bush. Addio, dunque, ai pezzi al fulmicotone da tre-minuti-tre basati su tre-accordi-tre. Un marchio di fabbrica di Ramones e Clash, che i tre californiani (Billie Joe Armstrong chitarra e voce, Mike Dirnt al basso e Tres Cool alla batteria) nel ’94 avevano rispolverato per la gioia degli adolescenti arrivati a babbo-punk abbondantemente morto. Erano i tempi del punk californiano (con loro Offspring e Rancid), una replica in salsa Mc Donald’s dello "spirito del ’76". Certo, come tutte le repliche poteva suonare un po’posticcia. Ma nel giro del "corporate punk" (altro appellativo dispregiativo) Billie Joe e compagni sono sempre apparsi i più onesti e - merito non da poco - i più divertenti. Oggi invece i Green Day svoltano, cambiano pelle cercando di non tradire le origini: in questo disco ci sono pezzi di opera-rock da nove minuti ("Jesus of suburbia", ad esempio: quattro canzoni montate assieme, con cambi di ritmo e di melodia di notevole melodia. Stessa conformazione per "Homecoming"), e in generale un "tiro" diverso, che li allontana dal teen-punk delle origini e li porta dalle parti dei migliori Who, quelli di Quadrophenia. Tutto l’album è una sorta di rock opera, un disco a tema sulle contraddizioni dell’America odierna. "Non voglio essere un idiota americano/non voglio una nazione dominata da una nuova mania/riesci a sentire il suono dell’isteria?", recitano i versi della bella title-track. E via con una valanga di pezzi contro l’America di Bush e della "guerra preventiva" in Iraq.