L'amore sacro di Sting
Un calibro da novanta come Sting torna su piazza, e non si può ignorarlo. A maggior ragione considerando che questo atteso "Sacred love" è il primo disco di inediti dell'artista inglese ben 4 anni dopo "Brand new day". Pochi i cambiamenti. Da un lato Sting continua a mescolare con perizia il pop-rock, il jazz e l'r&b; dall'altro prosegue sulla strada "arabeggiante" sperimentata con successo in "Desert rose", uno dei pezzi più fortunati di "Brand new day". L'esempio migliore di questo cocktail è il singolo "Send your love", già programmatissimo dalle radio di mezzo mondo. Ma suonano sullo stesso registro anche le altre 9 tracce del cd. Da ricordare "Inside", "Dead's man rope" e "Never coming home" (con una autoreferente citazione di "Bring on the night"). Pregevoli anche altri episodi come il patinato duetto con Mary J. Blige, in "Whenever I say your name". Il problema sembra risiedere proprio nella dose di eccessiva prevedibilità, nel poco cuore che una popstar mondiale come Sting ha forse dimenticato da troppo tempo. Basta ascoltare il rock sporco di "This war" per capire che cosa potrebbe ancora fare uno Sting arrabbiato e affamato. Ma nella mega-villa del Chianti essere arrabbiati è davvero difficile.